1)  Come hai scoperto la passione per l’arte? Racconta la tua storia.

Difficile rispondere il vero a questa domanda. Il passato ha i contorni incerti. La memoria inganna. La gioventù non aiuta. Certo! Tutti i bambini disegnano: lo facevo anche io.
Tuttavia, non credo che il click sia avvenuto esattamente là – dentro la banalità dell’infanzia – ma piuttosto altrove. Sì, ma dove? Ciò che posso dirti con assoluta certezza – a costo di sbeffeggiarmi – è che vivo il rapporto con la pittura come fosse una relazione. Ci sono io, c’è lei e siamo pretenziose, terribili e delicatissime. Le relazioni, sai – se reali, intense e profonde – sono come la fede; disegnano uno spazio, eppure, ti senti libero.

2)  Vedo che utilizzi principalmente le tecniche su tela, quali sfrutti?

Detesto l’idea di recarmi ad un negozio belle arti e comprare una tela con telaio. Il prodotto – caro, carissimo per la dimensione di cui necessito – manca di eleganza. Inoltre, la spiccata leggerezza che la caratterizza, mi innervosisce molto. Sembra irreale. Costruisco io il mio telaio. Acquisto il tessuto grezzo. Tiro la tela. Preparo l’imprimitura a colla di coniglio. Aspetto. Inizio a dipingere. Utilizzo sempre e solo la tecnica della pittura ad olio. Ho studiato diverse antiche ricette ma poi ne ho scritta una tutta per me. La conservo nel mio diario. Ammetto che acquistare colore di fabbrica, mi innervosisce meno. Esistono colori ad olio raffinatissimi, in mercato. Personalmente sono affezionata all’azienda francese Sennelier, alla linea Mussini della fabbrica tedesca Schmincke ed alle terre della Winsor & Newton. Rimanendo in Italia, invece, esiste un’ottima linea di colori ad olio – gli extrafini della Zecchi – a Firenze, naturalmente. Credo sia molto importante conoscere la tecnica ma altrettanto importante è imparare a resisterle.

3)  Le tue figure sono corpi in movimento, cosa vuoi rappresentare?

L’attimo prima dell’attimo dopo.

4)  Cosa cerchi di trasmettere al tuo pubblico?

Mi diverte molto vestire i panni del fruitore rispetto al mio lavoro. Mi aiuta a prendere le distanze. A riposarmi. A dimenticare il mio ruolo. Ci cammino davanti e lo immagino finito, completo. Lo immagino solo, in un tempo e uno spazio lontani da me. Esercizio difficile. Eppure ogni giorno lavoro con costanza affinché – un domani – io possa saperlo fortezza di sé stesso. Affinché non abbia più bisogno di me per potersi difende, per potersi spiegare. Mi piacerebbe saperlo libero. Il vero pubblico, poi, sono persone e quindi ognuno di loro sintonizzerà la fruizione del mio lavoro al proprio battito cardiaco. La verità? Imparo più io da loro che loro da me.

5) T’ispiri a qualcuno? (cinema, teatro, arte, letteratura, musica ecc…qualsiasi cosa!)

Credo fermamente che l’aridità vada sempre fuggita. Tuttavia, no, non prendo ispirazione. In questo, infatti, mi reputo rozza: se non provo in prima persona, niente si trasforma. Certo! La cultura la cerco di continuo. Ne ho bisogno. Mi nutre ma non mi forma. Io ho un grande bisogno di vivere. La cultura è per me solo il mezzo per smussare gli angoli. Intendiamoci: mi emoziono. Rimango sempre attonita. L’immaterialità dei grandi maestri – in qualsiasi forma d’arte – è per me una galassia sicura. Eppure non basta. Ad oggi, credo molto in chi si riconosce nell’altro e non in chi, nell’altro, cerca sé stesso.

6) Secondo te che potere ha un artista oggi nei confronti del proprio presente?

Domanda difficile.
Il potere, la figura dell’artista, il nostro presente…sono tre argomenti molto diversi fra loro. Sviscerarne ognuno e costruire una risposa che accomuni i loro profili, è cosa ardua. Mi sento troppo immatura per poter rispondere – se non con verità – perlomeno con onestà. Una cosa è certa però: in un mondo come il nostro, perseguire la propria umanità, richiede una libertà, una possibilità ed una potenzialità, tanto simili ad una qualsivoglia forma di potere.

Intervista di
lucrezia arrigoni

Insegnante e Contributor per le riviste Artribune e Zero, per il collettivo curatoriale Presa Multipla di Milano e per l’associazione culturale LAS.fair di Pescara.